Events

NOMADLAND

IL CINEMA POLITEAMA RIAPRE IN SICUREZZA COL FILM VINCITORE DI 3 PREMI OSCAR 2021 PER MIGLIOR FILM - MIGLIOR REGIA - MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA
Regia: Chloé Zhao
Attori: Frances McDormand, David Strathairn, Gay DeForest, Patricia Grier, Linda May, Bob Wells, Charlene Swankie, Angela Reyes, Carl R. Hughes, Douglas G. Soul
Paese: USA
Durata: 108 min
Distribuzione: The Walt Disney Company Italia
Sceneggiatura: Chloé Zhao
Fotografia: Joshua James Richards
Montaggio: Chloé Zhao
Musiche: Ludovico Einaudi
Nomadland, film diretto da Chloé Zhao, racconta la storia di Fern (Frances McDormand), una donna sulla sessantina del Nevada, che - a seguito del crollo economico, dovuto alla Grande Recessione - ha perso il suo impiego presso l'azienda nella quale lavorava. Ora si trova senza lavoro e sola, dato che suo marito è morto di recente. In questa situazione che apparirebbe tragica per chiunque, la donna decide di compiere un gesto inaspettato: vendere tutto ciò che ha per comprare un furgone e tentare la vita on the road, alla ricerca di un lavoro. Con i bagagli in spalla, Fern si mette in viaggio verso gli stati occidentali, determinata a vivere come una nomade dei nostri giorni, al di fuori della attuale società e delle convenzioni odierne. Durante il tragitto, Fern incontra altri nomadi, con i quale condivide diversi momenti, le loro storie personali e i consigli per vivere in strada. È grazie a questa compagnia che la donna riesce ad aprirsi e raccontarsi, pronta finalmente ad affrontare il presente che sembra km dopo km soltanto un passato prossimo.

RECENSIONE

di Gian Luca Pisacane - da CINEMATOGRAFO
L’America, il western, il cinema di Chloé Zhao. La sua è la rilettura di un genere, è la riscoperta dell’elemento fondativo di una nazione. Dalla sua macchina da presa sgorga l’eredità di John Steinbeck, di Cormac McCarthy. In The Rider – Il sogno di un cowboy si confrontava con Sam Peckinpah e L’ultimo buscadero. In Nomadland ci sono le pianure di John Ford, le montagne di Anthony Mann, le strade di Jack Kerouac, ma anche la poesia di Bruce Springsteen. Furore, le carovane, il viaggio che caratterizza da sempre la cultura degli Stati Uniti. Il movimento non è dato solo dalle ruote sull’asfalto, ma dalla fotografia di un Paese spezzato, classista, a più velocità. Si vive come nomadi, al posto dei cavalli ci sono i van, e il nome del “furgoncino” sgangherato della protagonista Fern è “Vanguard”, Avanguardia. La città dove abitava si chiama “Empire”, Impero, ma è stata abbandonata. Un’ironia amara, la sconfitta della modernità.

Nomadland è il fantasma del capitalismo, l’ombra di un sogno che non si è mai concretizzato, l’immagine di una terra ricca di opportunità che si è dissolta. Zhao restituisce dignità alla provincia, esalta il legame tra uomo e natura. Con sguardo da documentarista, cattura i volti di chi non vuole restare indietro, di chi sceglie di non fermarsi.

Tanti primi piani, i racconti di solitudini diverse, che provano a fare comunità in mezzo al deserto. La musica di Ludovico Einaudi, il viso scavato di Frances McDormand, il libro Nomadland: Surviving America in the Twenty-First Century di Jessica Bruder, sono i tasselli di un mosaico che cattura la quotidianità di chi è rigettato dal sistema.

È un western senza pistole. I personaggi hanno la pelle bianca, ma potrebbero essere “indiani”. La loro riserva è tutto ciò che sta al di fuori dai canoni, dai grattacieli delle metropoli. Trovano una loro quiete la sera intorno al fuoco, come stanchi cowboy sempre in fuga da qualcosa. Sono inseguiti dai ricordi, che da memoria personale diventano coscienza collettiva. Fern ha perso il marito… Non è un tema nuovo per Zhao. Nella sua opera prima Songs My Brother Taught Me si immergeva tra i nativi di Pine Ridge per riflettere su come l’arrivo del contemporaneo influisse sui Lakota. In The Rider – Il sogno di un cowboy, il protagonista è mezzo Lakota. Sono punti di congiunzione che ritroviamo nelle vite ai margini di Nomadland, un potente affresco su un’America nascosta, dove la desolazione del paesaggio si fonde con le anime lacerate dei viaggiatori. È un film di battaglie spesso perdute, dove gli unici datori di lavoro disposti a pagare appartengono alla cosiddetta gig economy, e l’esasperazione del consumismo sembra essere la sola via di uscita. Quindi Zhao mostra chi ha meno, chi non può e non vuole accumulare. L’unico dispositivo tecnologico di Fern è uno smartphone, che lei usa soltanto due volte nella storia. La cineasta sottolinea la fermezza, l’impossibilità di cambiare dell’essere umano attaccato ai suoi valori. A suo modo invoca una riconciliazione: mette a tacere le trombe di un mondo frenetico, e cerca il silenzio, cerca un po’ di onestà in un West senza più miti né speranze.
https://youtu.be/qgKCgWSg1D8  
Leggi di più...

DOVE SONO LE DONNE?

TUTTI GLI SPETTATORI IN POSSESSO DEI VECCHI BIGLIETTI DEL 2020 DELLO SPETTACOLO DI MICHELA MURGIA CHE NON HANNO ANCORA  CONFERMATO LA LORO PRESENZA DOVRANNO OBBLIGATORIAMENTE PASSARE DALLA CASSA DEL TEATRO PER L'ASSEGNAZIONE DEL POSTO.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

I biglietti sono in vendita online ed alla cassa del teatro.

---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------  

DOVE SONO LE DONNE?

Di e con Michela Murgia Drammaturgia sonora eseguita dal vivo da Francesco Medda Arrogalla Illustratore Edoardo Massa Se arrivassero gli alieni domattina e cercassero di farsi un’idea del genere umano guardando ai luoghi della rappresentazione pubblica, probabilmente penserebbero che un virus misterioso abbia colpito tutte le persone di sesso femminile d’Italia, rendendole mute o incapaci di intendere e volere. Il governo, i dibattiti televisivi e le prime pagine dei quotidiani traboccano di interventi maschili. Eppure le donne non sono una sottocategoria socioculturale ma più della metà del genere umano. Dopo aver interpretato in scena il premio Nobel Grazia Deledda nello spettacolo 'Quasi grazia', Michela Murgia, autrice tra le più impegnate nelle battaglie civili, porta per la prima volta in teatro il suo punto di vista sulla 'questione femminile' in un lucido monologo che supera per sempre gli angusti confini delle quote rosa. Produzione: Mismaonda srl  
Leggi di più...

CONCERTO DI SANTA CECILIA

Torna il tradizionale Concerto di Santa Cecilia che la Civica Associazione Musicale Santa Cecilia di Manerbio offre alla cittadinanza. Un appuntamento imperdibile che corona l’impegno di questa gloriosa istituzione, presenza longeva che da più di 150 anni testimonia l’amore per la musica di molti manerbiesi e che continua ad offrire, soprattutto ai giovani, una possibilità espressiva, un momento di aggregazione e un approccio competente con la musica. Dirige: Giulio Piccinelli   INGRESSO LIBERO
Leggi di più...

GLI UOMINI VENGONO DA MARTE, LE DONNE DA VENERE

BIGLIETTI ANCORA DISPONIBILI SIA ONLINE CHE AL BOTTEGHINO dal best seller di John Gray - scritto da Paul Dewandre con Debora Villa messa in scena Debora Villa e Giovanna Donini in collaborazione con Andrea Midena Produzione Bianchi Dorta – distribuzione Terry Chegia   Tanto tempo fa, i Marziani e le Venusiane si incontrarono, si innamorarono e vissero felici insieme perché si rispettavano e accettavano le loro differenze. Poi arrivarono sulla terra e furono colti da amnesia: si dimenticarono di provenire da pianeti diversi. Il testo di John Gray, un best seller mondiale, tradotto in quaranta lingue, che ha venduto cinquanta milioni di copie, si basa su un pensiero semplice quanto efficace: gli uomini e le donne vengono da due pianeti diversi. A portarne in scena l’adattamento teatrale, una esilarante terapia collettiva, è per la prima volta una donna: Debora Villa. Cercando di restare imparziale, Debora ci condurrà per mano alla scoperta dell’altro sesso senza pregiudizi. Per la prima volta quindi, sarà una rappresentante di Venere a ricordarci, con la sua comicità travolgente, raffinata e spiazzante, quali sono le differenze che caratterizzano i Marziani e le Venusiane.
Leggi di più...

FILO FILÒ

di e con Marco Paolini assistenza alla regia Silvia Busato audiovisivi e luci Michele Mescalchin   fonica Piero Chinello direzione tecnica Marco Busetto prodotto da Michela Signori   produzione JOLEFILM "Questa è la storia di un esperimento che solo a teatro (per ora…) si può fare. Se nelle università si ragiona sulla possibilità e opportunità di far rivivere il mammut o altre specie estinte, allora a teatro con un esperimento mentale, si possono far rivivere i nostri antenati, fino ai progenitori della specie. Così, per ragioni che non qui si spiegano per non rovinare la sorpresa, alcuni scienziati improvvisati o improbabili organizzano una formidabile reunion di famiglia seguendo il filo dell’eredità contenuta nei geni. Grazie alle applicazioni derivate dal progetto genoma umano, la paleontologia sta riscrivendo quanto pensavamo di sapere sulle nostre origini, così, forzando un po’ la mano, si può immaginare di ricostruire l’albero genealogico, o, per meglio dire, il cespuglio. Cosa accade quando (quasi) tutti gli antenati si ritrovano insieme nel nostro tempo? Come ci si parla, come ci si capisce? Quali risposte ci aspettiamo da questo strano incontro? Agli antenati proviamo a raccontare cosa siamo diventati, le nostre speranze e preoccupazioni sul futuro. La necessità di farsi capire impone di usare parole semplici per descrivere questioni epocali che diventano personali. Ecco la ragione per fare a teatro questo esperimento. La globalizzazione, Internet, l’intelligenza artificiale, la bíoingegneria producono accelerazione e discontinuità che danno eccitazione e disorientamento, stupore e nuove abitudini. Le nuove applicazioni hanno bisogno di acceleratori, di incubatori di idee. Allora il filò a teatro serve a rallentare il flusso, a unire i puntini del disegno attraverso la forza dell’oralità. L’oralità che fa da bussola, che smaschera i termini difficili (smontandone la forma e i tecnicismi) per renderli narrabili, capaci di muovere pensieri ed emozioni. Lo spettacolo ha una durata di circa due ore ed è diviso in due tempi: primo e un terzo tempo (il secondo non c’è…). Il primo tempo racconta il filo che ci lega al passato e che probabilmente continuerà dopo di noi (salvo tecnologia e imprevisti…). Si sviluppa come una storia che però ne contiene altre che restano in sospeso. Dopo l’intervallo comincia il terzo tempo e non si fa più teatro, si fa filò. Filò. Una forma più magra di racconto dialogante. Un filo di storie tenuto insieme con mestiere (quel che basta) e necessità (quella non manca). Era Filò nel Veneto “una veglia contadina nelle stalle durante l’inverno ma anche interminabile discorso che serve a far passare del tempo… e niente altro”, così diceva Andrea Zanzotto. Il Filò, il “terzo tempo”, ha durata variabile, dipende dal dialogo, dalla passione, dalla stanchezza. Nota: da alcuni anni uso la parola Filò insieme ad altre per indicare delle serate dove dialogo con gli spettatori e racconto storie. Benché il percorso sia segnato da temi ricorrenti ed alcuni trasporti di ragionamenti da una serata all’altra, da un titolo all’altro, Filo Filò è uno spettacolo completamente diverso e nuovo rispetto al precedente Tecno Filò di due anni fa. Fare il Filò, significa per me affrontare una performance diversa dello spettacolo, mettermi in ascolto, creare con le storie un flusso diverso sera per sera che dà senso al mio fare teatro."                                                 Marco Paolini   Acquistando un biglietto per lo spettacolo Filo Filò al Teatro Politeama di Manerbio si ha diritto ad una riduzione sul prezzo del biglietto di poltronissima (28€ + dir. di prevendita anziché 35€ + dir. di prevendita) per lo spettacolo Nel Tempo degli Dei al Gran Teatro Morato di Brescia del 22 febbraio 2020. Il codice sconto che permetterà di ottenere la riduzione (insieme alla presentazione del biglietto di Filo Filò) è MANERBIO19 https://www.ticketmaster.it/it/event/marco-paolini-nel-tempo-degli-dei-gran-teatro-morato-brescia/13702. Promozione in collaborazione fra Teatro Politeama di Manerbio e Gran Teatro Morato di Brescia.
Leggi di più...